La locuzione di Anassimandro

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Tolstoj o Dostoevskij?

DostoevskijLa lettura di un saggio di George Steiner – Tolstoj o Dostoevskij – ha fornito all'autore, oltre che illuminanti prospettive sulle figure dei due grandi scrittori, una nuova consapevolezza anche sull'opera propria di lui stesso medesimo. Delirio di grandezza, suggerirà qualcuno, del resto, è noto a tutti che chiunque abbia scritto una paginetta o due vada spesso soggetto a simili ossessioni. Consapevole della propria sindrome, il sottoscritto autore è però anche orientato a pensare che, se delirare bisogna, tanto valga delirare in compagnia dei più grandi.

Steiner mette dunque a confronto due antitetiche concezioni del Cristianesimo inteso come interpretazione della parola di Cristo. Dostoevskij propende per un Cristianesimo che prospetta che le ingiustizie, i torti, le disgrazie, i dolori e catastrofi simili, subíte in questa, vengano indennizzate con una beatitudine generalizzata in una vita di là da venire. Tolstoj, al contrario, non crede in una seconda possibilità e predilige un'idea dell'insegnamento di Cristo finalizzata a intervenire sulla realtà immediata, per indirizzare il genere umano verso una condotta morale e verso dei comportamenti etici che sono volti ad assicurare un equilibrio e quindi una felicità tangibile su questa terra. Non crede in Dio ma apprezza l'insegnamento del Maestro.

Che l'autore de La locuzione di Anassimandro, per la definizione del suo ritratto principale, si fosse proposto di ispirarsi a un personaggio di Dostoevskij, al protagonista cioè de L'idiota per la definizione dell'arabo Aadil, non è un mistero. Nelle sue intenzioni l'arabo, che si presenta e ha la pretesa di parlare e di agire in nome di un'intelligenza superiore, doveva impersonare una figura tragica che assuma su di sé i problemi delle persone che la circondano e alla fine venga schiacciata dalle circostanze.

A dimostrazione di questa affermazione, al capitolo V del romanzo, Simon si lascia andare a una dichiarazione sibillina:

«Tutte le espressioni – dichiara l'avvocato – di impegno, di generosità arbitraria nei confronti del prossimo, trovano la loro manifestazione più significativa nel sacrificio; tra questi, quello di Socrate, Gesù Cristo, o quello dei grandi rivoluzionari della Storia, è la forma più estrema.»

L'avvocato si accinge qui a descrivere in maggior dettaglio le circostanze che si erano venute a determinare in paese in seguito alla venuta di Aadil, di cui ha già largamente parlato nei capitoli III e IV. A queste parole Tony, che nella sua giovanile baldanza ha macinato qualche lettura significativa, porta il suo contributo alla conversazione con una riflessione ad alta voce:

Credo di capire quello che Simon va affermando – dice – Il modello dell'“idealista”, del personaggio “buono”, “insensatamente generoso” e per questo un po' “strambo”, o persino “scemo”, è servito a definire alcuni dei ritratti più affascinanti ed efficaci della Letteratura di tutti i tempi. Tra questi mi vengono in mente Don Chisciotte della Mancia e l'“idiota” Principe Myškin, che sono forse gli esempi più letterariamente fortunati.

In questi due passaggi, attraverso le parole dei personaggi, l'autore dichiara i suoi obiettivi, ma si dimentica di citare, nonostante Ressurrezione rientri tra i testi da lui stesso letti e apprezzati, anche Nechljudov, il principe che, da giurato di un processo penale, tenta invano di salvare un'imputata della cui innocenza è convinto e che finisce, a parziale espiazione della propria impotenza, col partire al seguito del convoglio che condurrà la detenuta nella colonia penale dove è stata destinata, in Siberia.

Tolstoj

In effetti – e Steiner lo sottolinea – Nechljudov e Myškin, nella loro distinzione, rappresentano il punto di maggior contatto di due autori altrimenti opposti e incompatibili.

Nonostante questa temporanea amnesia, ne La locuzione di Anassimandro il personaggio Aadil saprà brillantemente sottrarsi all'epilogo che si prospetta per lui a questo punto. Eviterà di farsi coinvolgere in alcuna relazione sentimentale improbabile o pittoresca, fino al momento in cui si troverà davanti la sua Aglaja Ivanovna. Di fronte all'intelligenza limpida della ragazza non esiterà a farsene conquistare; e quando si rifugerà in Svizzera, non sarà per essere rinchiuso in una clinica per la cura delle malattie nervose, ma per stabilirvi il quartier generale per la sua missione successiva.

In questo si può trarre la conclusione, senza tema di confonderci, che Aadil nasca Dostoevskijano e finisca Tolstojano. È dunque possibile che i personaggi possano rivoltarsi contro i progetti dei loro autori...? Proprio come i figli si rivoltano contro quelli dei loro padri...?

(George Steiner – Tolstoj o Dostoevskij, Garzanti Editore 1995, Milano)

 

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