La locuzione di Anassimandro

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Alto-fragile

Ecco un profilo biografico che descrive in maniera nebulosa e approssimativa l'autore e, dietro le parole, lo trincera da tutti i fallimenti le frustrazioni e gli equivoci, che però, dicono i più, sono comuni a molte biografie.

«In vita mia...»

È possibile redigere un'autobiografia senza incorrere nel rischio di essere giudicati eccessivamente vanitosi o eccentrici?

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità
Quale utilità ricava l'uomo per tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?

Mio padre ha fatto di tutto per inculcarmi la convinzione che avessi compiuto qualcosa d'irreparabile, per cui la mia intera esistenza fosse compromessa fin dall'inizio.

Oggi sospetto che quella cosa irreparabile potrebbe essere stato il “nascere”. A lungo però questo pensiero non mi ha neanche sfiorato e nella vita, per raggiungere un obiettivo, ho sempre creduto di dover scegliere dei percorsi alternativi, perché la via diretta era quella seguita dalle persone che avevano tutte le carte in regola, facendo dell'aspirazione di raggiungere delle vanità, un'attività, se possibile, ancora più vana.

Quando è stato chiaro che con lui non avrei cavato un ragno dal buco, ho abbandonato tosto il tepore  abrasivo e umidiccio della sua casa, pronto ad affrontare quel corso di eventi fausti e infausti, insensatamente tortuoso e senza una meta logica, che è stata la mia storia personale, per lo più in solitario, e da quel momento in poi ho fatto della vita stessa un oggetto di studio.

Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira
e sopra i suoi giri il vento ritorna.

«Non ho mai concluso granché nella vita...»

Ecco. Così. Non mi sembra un approccio esageratamente vanitoso, anche se la pretesa stessa di evitare di apparire vanitosi può ancora sembrare ad alcuni una evidente manifestazione di eccentricità.

Quando mio padre è stato abbastanza competente e autorevole per dirigere manipoli di audaci disposti a tutto, si è scontrato con quello che si è poi rivelato il suo nemico più temibile: ha commesso l'errore di pensare di poter finalmente fare a modo proprio, che doveva per forza essere il modo migliore in assoluto e, da un certo punto in poi, ha combattuto da outsider, come è stata per me dall'inizio alla fine. È da lì che il Qoèlet e il Libro di Giobbe sono diventate le sue letture preferite, emblematiche e illuminanti.

Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta,
i fiumi riprendono la loro marcia
Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo
Non si sazia l'occhio di guardare
né mai l'orecchio è sazio di udire.
Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c'è niente di nuovo sotto il sole...

«Acrobata in un circo, imbonitore sulle piazze di città e paesi lontani...»

Per quel che mi riguarda, posso dire che è stata dura, ma non posso lamentarmi. Alcune fortune le debbo a lui, a mio padre, le sfortune a me stesso. Date le premesse, ho perfezionato un profilo biografico che mi descriva in maniera nebulosa e approssimativa e, dietro le parole, mi trinceri da tutti i fallimenti le frustrazioni e gli equivoci, che però, la gente dice, sono comuni a molte biografie.

L'autore è nato a Milano. Cresciuto in una famiglia laico-cattolica, nel villaggio aziendale di un'importante industria petrolifera italiana, ha proseguito gli studi a Roma e a Napoli. Iniziato precocemente al lavoro, ha prestato la sua opera nel campo della Pubblicità, della Comunicazione d'Impresa, della Formazione (e-Learning) e dell‘Editoria aziendale per gran parte della sua carriera professionale, collaborando con organizzazioni di primaria importanza, in Europa e negli USA. Lo appassionano tutte le tematiche inerenti la comunicazione e il linguaggio. Dal 1999 al 2008 è stato coordinatore di un sito Internet letterario, che ha contribuito a fondare; i suoi interventi critici, riuniti in un dattiloscritto, costituiscono un malloppo informe di oltre duecento pagine. Appassionato di montagna, nel pochissimo tempo libero coltiva bonsai. Aderisce al movimento di Libertà e Giustizia e sogna di svegliarsi un giorno e trovare che l'Italia è diventata finalmente un paese normale.

A queste scarne parole potrei solo aggiungere il fatto di aver portato a termine la stesura di un romanzo, La locuzione di Anassimandro, «poche parole, scritte col dito su un vetro appannato», attualmente in cerca di un editore. Sono attualmente impegnato nella stesura di un secondo romanzo, un noir che si svolge nel precario mondo dell'impiego temporaneo.

(I versi citati dal Qoèlet sono tratti da La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane, Bologna 1981).

 

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