La locuzione di Anassimandro

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Home Il romanzo Funzione e finzione Una realtà che non esiste... o quasi

Una realtà che non esiste... o quasi

Esse-E è un paese fittizio, però ben radicato in un mondo reale. Il nostro Bel Paese, con le sue “anomalie”, poco si prestava a ospitare una storia di respiro e di spirito europeo. L'aria che si respira da noi  assomiglia piuttosto sempre di più a quella di certe antiutopie del secolo scorso. Oggi anche il romanzo, come “i ricercatori”, per tirare avanti è costretto a emigrare all'estero.

Ci è caduta sulla testa una catastrofe.  Nell'ansia di liberarcene, non facciamo che parlarne e descriverla. Ci compiaciamo quando dall'estero assistiamo a come siamo caduti in basso, nella speranza che, se si continua a metterlo in evidenza, qualcosa di risolutivo possa finalmente accadere. E questa catastrofe ha coinvolto anche le arti.

Di conseguenza, l'impressione dell'autore è che le storie che si raccontano oggi, non facciano che riflettere le aberrazioni della realtà. Storie paradossali che riproducono situazioni reali e, nella migliore delle ipotesi, invitano a farsi una risata degli episodi frustranti di cui quotidianamente siamo tutti testimoni, ma c'è da credere che in molti casi di situazioni del genere non ci sia affatto da compiacersi.

Autori di primo piano, in romanzi, saggi, opere cinematografiche et cetera, armati dei migliori propositi, non fanno che dipingere, più o meno realisticamente, situazioni piuttosto compromesse e drammatiche, nel segreto proposito, come tutti, di scrollarsi di torno questa maledizione che ci siamo tirati addosso da noi stessi.

Encomiabili sforzi. Il risultato è che, purtroppo, ovunque ci si giri, si assiste sempre alla stessa desolante rappresentazione di sfacelo. Nel frattempo i modelli positivi con cui confrontare la nostra situazione disastrosa, a cui attenersi per cercare di costruire una realtà alternativa, sono scomparsi.

Così vicino, così lontano...

Andando contro corrente, con La locuzione di Anassimandro si è cercato di produrre un'opera ottimista. Questo romanzo attinge quindi dalla realtà quotidiana, ma intende descriverla reattiva quale potrebbe diventare, piuttosto che abbandonata al gorgo che la sta tirando a fondo. Per questo, occorreva un contesto alternativo.

Questo per dire quanto la narrazione de La locuzione di Anassimandro sia lontana dalla realtà, almeno da quella del paese in cui vive l'autore, nel quale “funzione” tende inesorabilmente a diventare sinonimo di “finzione” e, conseguentemente, ciò che è “finzione” per antonomasia, ossia la finzione dell'Arte, forse per una certa frustrazione, cerca di sopperire e di farsi "funzione". «La funzione dell'Arte... è...»

Si è un po' generalizzato, ma tanto per farsi capire.

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